Articoli marcati con tag ‘cervello’
Omega-3, non solo pesce
Una buona notizia per vegetariani e vegani – e per i nostri mari – giunge da una recente ricerca medico-scientifica condotta alla fine dell’anno scorso in Gran Bretagna e i cui risultati sono stati resi noti in un articolo apparso di recente sull’American Journal of Clinical Nutrition.
Vegetariani e vegani provvederebbero autonomamente alle proprie necessità di acidi grassi essenziali omega-3 a lunga catena (presenti nel pesce) ricavandoli dagli acidi grassi omega-3 vegetali, quindi senza dover introdurre nella propria dieta la carne di pesce. Tali grassi sono importanti per il buon funzionamento dei meccanismi metabolici.
E’ già noto da tempo come gli omega-3 si possano ricavare molto più facilmente da fonti vegetali, come noci, semi di lino e olio di semi di lino, piuttosto che dal pesce (che ne contiene decisamente meno di quanto si crede), ma questo nuovo studio rende ancora più evidente come la fonte privilegiata di questi acidi grassi essenziali sia proprio quella vegetale.
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Pensare tanto aumenta la fame e fa mangiare di più
Angelo Tremblay, ricercatore canadese che si occupa di obesità si è accorto per caso che quando impegnava la sua mente in intensi lavori intellettuali si sentiva più affamato.
Tremblay ha ideato allora un esperimento in laboratorio per testare la sua ipotesi. Il risultato è stato coerente con le sue aspettative: ha infatti scoperto che un’intensa attività cerebrale ci spinge a mangiare 200 calorie in più per pasto rispetto a una condizione nella quale la nostra mente si è rilassata.
Questo effetto è importante se consideriamo lo stile di vita di chi ha un lavoro intellettuale e sedentario. Queste persone bruceranno infatti poche calorie ma si sentiranno ugualmente affamate.
Secondo l’autore dello studio un’intensa attività cerebrale fa variare spesso i livelli di zucchero nel sangue che influiscono sulla percezione della fame. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Psychosomatic Medicine.
Tratto da: psicologo.torino.it
Dipendenza dall’alcol e obesità, due rischi collegati
Chi ama molto consumare bevande alcoliche e non può farne a meno è, oltre che a rischio alcolismo, anche a rischio obesità: a sostenere il collegamento sono i ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis (Usa) guidati dallo psichiatra Richard Grucza, secondo cui la relazione non dipende dalle calorie assunte dall’organismo attraverso le bevande alcoliche, che comunque fanno ingrassare, ma dai cambiamenti occorsi nell’alimentazione negli ultimi anni e dall’interazione di questi con i centri di ricompensa del cervello.
Gli attuali cibi, diversi da quelli degli anni ’80, avrebbero più presa sui centri di ricompensa del cervello, e nei soggetti già predisposti alle dipendenze – come le persone a rischio alcolismo – questo potrebbe significare aver bisogno di mangiare di più per trovare maggiore soddisfazione, portando quindi a un maggior rischio-obesità.
Lo studio e’ stato pubblicato su Archives of General Psychiatry.
Tratto da: asca.it
Intestino, il Secondo Cervello. La salute viene dalla pancia
Nell’antichità la pancia era considerata la sede dell’anima, le medicine orientali si organizzano intorno alla pancia e i terapisti cinesi interrogano l’addome del paziente monitorizzandone il battito e auscultandone il cuore.
La pancia produce le cellule immunitarie come il midollo spinale e nelle stesse quantità.
È ormai avvalorato da numerose ricerche che l’addome è strutturalmente e neurochimicamente un secondo cervello, connesso direttamente all’encefalo di cui è il complemento. Produce, attraverso l’intestino, fra il 70 e l’85% dell’insieme delle cellule immunitarie che innervano gli organi, ci garantiscono la vita e ci proteggono dalle malattie gravi.
Produce anche cellule chiamate interstiziali, che hanno un ruolo importante nel funzionamento dei muscoli e delle giunture.
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Enzimi e Predigestione. Le scoperte di Edward Howell
Il primo ricercatore a riconoscere e definire l’importanza degli enzimi nel cibo per la nutrizione degli esseri umani è stato Edward Howell.
Nel 1946 ha scritto “The Status of Food Enzymes In Digestion and Metabolism”, ma ha impiegato i successivi 20 anni in ricerche per completare l’opera “Enzyme Nutrition”, che nella versione originale è un tomo di 700 pagine composto di oltre 160.000 parole e 695 riferimenti alla letteratura scientifica analizzata.
Secondo Howell “La durata della vita è inversamente proporzionale al tasso di esaurimento del potenziale enzimatico di un organismo”. Aumentare l’utilizzo di enzimi del cibo concorre a diminuire il tasso di esaurimento del potenziale enzimatico. Questo si traduce nella regola che
“cibi integri portano salute e cibi ricchi di enzimi forniscono energia senza limiti”.
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Alimentazione ed Empatia: dimmi cosa mangi e ti dirò cosa provi
Uno studio dei ricercatori del San Raffaele di Milano dimostra come individui vegetariani e vegani per motivi etici siano maggiormente empatici verso la sofferenza umana ed animale rispetto ad individui onnivori e come tale aspetto si associ ad un differente pattern di attivazioni encefaliche in risonanza magnetica funzionale.
I ricercatori dell’Unità di Neuroimaging Quantitativo (Istituto di Neurologia Sperimentale – INSPE – Direttore: Prof. Giancarlo Comi) del San Raffaele di Milano in collaborazione con la Divisione di Neuroradiologia dello stesso Istituto e le Università di Ginevra e Maastricht, hanno scoperto che i vegetariani, coloro che non si cibano di carne e pesce, ma fanno uso di latte, uova e derivati e i vegani, coloro che non utilizzano alcun prodotto di origine animale, provano una diversa empatia verso la sofferenza umana ed animale rispetto ad individui onnivori.
Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale PLoS One, condotto e coordinato dal Dott. Massimo Filippi e dalla Dott.ssa Mara Rocca, ha dimostrato che l’attività encefalica degli individui che hanno deciso di escludere dalla loro dieta – in parte o completamente – l’utilizzo di derivati animali per ragioni etiche, coinvolge differenti circuiti neurali in seguito all’osservazione di scene di sofferenza umana o animale rispetto a quanto accade in chi non ha compiuto tale scelta.
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Ma quello che mangiamo è davvero così importante?
Perché tanta enfasi su quello che mangiamo? È davvero così importante? Cosa c’è oltre al “riempirci la pancia” o soddisfare le voglie di un momento? A guardare bene, c’è molto di più!
Il nostro organismo fisico nella sua totalità è progettato per durare per sempre, o quanto meno a lungo, molto a lungo, molto più a lungo di quanto siamo anche solo abituati a pensare. Per questo motivo è strutturato per rigenerarsi continuamente. Cellule vecchie e stanche muoiono per lasciare il posto a cellule nuove affinché i nostri tessuti possano essere sempre al meglio della loro efficienza. Per fare questo serve materia prima, materiale biologico da utilizzare e trasformare in cellule umane.
Il sistema nervoso e quello digerente (il secondo cervello) lavorano insieme per darci lo stimolo della fame e della sazietà allo scopo di rifornire il corpo di atomi e molecole da cui ricavare materia prima per la rigenerazione cellulare.
L’istinto allo stato puro, quando non distorto da abitudini e tradizioni inculcateci sin dall’infanzia, sarebbe in grado di orientarci verso la scelta corretta del cibo adatto a questo scopo. La Natura infatti ha provveduto a fornire all’essere umano, in quanto”animale” ed Essere Biologico, l’adeguato sostentamento fisico in termini di nutrimento attraverso un cibo ideale, ovvero un carburante perfetto per la macchina umana, in grado di fornire energia e sostanza senza danneggiare il sistema. Come funziona?










