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Fame nervosa, ansia e alimentazione
La relazione tra ansia e alimentazione è tra le relazioni maggiormente diffuse nella nostra società fatta di tempi veloci, incapacità di prendersi cura di se stessi e impegni lavorativi e familiari pressanti. In presenza di ansia i rischi per la salute possono essere davvero tanti, non per lo stato in sé ma per lo stile di vita che l’ansia spesso fa assumere a chi ne è colpito. Ecco che il mangiare può trasformarsi, in presenza di ansia, in un’abbuffata compulsiva o in un continuo mangiucchiare qualunque cosa ci si presenta agli occhi.
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Pensare tanto aumenta la fame e fa mangiare di più
Angelo Tremblay, ricercatore canadese che si occupa di obesità si è accorto per caso che quando impegnava la sua mente in intensi lavori intellettuali si sentiva più affamato.
Tremblay ha ideato allora un esperimento in laboratorio per testare la sua ipotesi. Il risultato è stato coerente con le sue aspettative: ha infatti scoperto che un’intensa attività cerebrale ci spinge a mangiare 200 calorie in più per pasto rispetto a una condizione nella quale la nostra mente si è rilassata.
Questo effetto è importante se consideriamo lo stile di vita di chi ha un lavoro intellettuale e sedentario. Queste persone bruceranno infatti poche calorie ma si sentiranno ugualmente affamate.
Secondo l’autore dello studio un’intensa attività cerebrale fa variare spesso i livelli di zucchero nel sangue che influiscono sulla percezione della fame. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Psychosomatic Medicine.
Tratto da: psicologo.torino.it
Che cos’è la Depressione Stagionale (SAD)?
L’igienismo naturale sostiene come sia importante la luce solare per il benessere del nostro organismo, sia a livello fisico che a livello mentale, livelli che sappiamo ormai strettamente correlati tra loro. La luce solare non è solo coinvolta nella produzione di Vitamina D, ma anche nella gestione di neurotrasmettitori come la serotonina e la melatonina, sostanze prodotte dal corpo umano e coinvolte in processi importanti come attività intestinali, umore e molto altro. Vediamo cosa può succedere in molte persone quando l’apporto della luce solare subisce un calo sensibile.
Il Disturbo Affettivo Stagionale, anche chiamato Seasonal Affective Disorder (SAD) è una forma di depressione che si manifesta nel passaggio dalla stagione calda a quella invernale. La SAD colpisce almeno dal 2% al 4% della popolazione della fascia mediterranea e sino al 10% di chi abita in zone dal clima più rigido[1] (e si manifesta con sintomi di diversa gravità il principale dei quali è l’umore depresso, un senso di tristezza, di inutilità e di profonda apatia, disturbi del sonno e fame compulsiva di dolci e carboidrati, sintomi che nel loro complesso possono gravemente danneggiare la vita di chi ne soffre.
I sintomi principali del Disturbo Affettivo Stagionale sono:
- Malinconia
- Pensieri negativi ricorrenti
- Senso di affaticamento
- Disturbi dell’attenzione
- Disturbi del sonno
- Riduzione della libido
- Disturbi nelle relazioni sociali
- Tendenza a sovralimentarsi di dolci e carboidrati con conseguente aumento di peso.
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Ma quello che mangiamo è davvero così importante?
Perché tanta enfasi su quello che mangiamo? È davvero così importante? Cosa c’è oltre al “riempirci la pancia” o soddisfare le voglie di un momento? A guardare bene, c’è molto di più!
Il nostro organismo fisico nella sua totalità è progettato per durare per sempre, o quanto meno a lungo, molto a lungo, molto più a lungo di quanto siamo anche solo abituati a pensare. Per questo motivo è strutturato per rigenerarsi continuamente. Cellule vecchie e stanche muoiono per lasciare il posto a cellule nuove affinché i nostri tessuti possano essere sempre al meglio della loro efficienza. Per fare questo serve materia prima, materiale biologico da utilizzare e trasformare in cellule umane.
Il sistema nervoso e quello digerente (il secondo cervello) lavorano insieme per darci lo stimolo della fame e della sazietà allo scopo di rifornire il corpo di atomi e molecole da cui ricavare materia prima per la rigenerazione cellulare.
L’istinto allo stato puro, quando non distorto da abitudini e tradizioni inculcateci sin dall’infanzia, sarebbe in grado di orientarci verso la scelta corretta del cibo adatto a questo scopo. La Natura infatti ha provveduto a fornire all’essere umano, in quanto”animale” ed Essere Biologico, l’adeguato sostentamento fisico in termini di nutrimento attraverso un cibo ideale, ovvero un carburante perfetto per la macchina umana, in grado di fornire energia e sostanza senza danneggiare il sistema. Come funziona?







