Articoli marcati con tag ‘obesità’
L’autoefficacia aiuta a dimagrire
Ricercatori della Queensland University of Technology in Australia hanno dimostrato che l’autoefficacia percepita* è un fattore che nelle donne influenza in modo determinante la decisione di svolgere attività fisica e mangiare in modo sano.
Le persone con un senso di autoefficacia alto competono di fronte alle avversità, insistono nel loro comportamento con ottimismo anche quando non ottengono risultati immediati. Le persone con un senso di autoefficacia basso evitano i compiti difficili e quando le cose vanno male tendono ad arrendersi.
I ricercatori hanno visto che le persone obese e in sovrappeso tendono ad avere un basso senso di autoefficacia, le loro esperienze di fallimento le hanno portate a ritenere di non essere in grado di cambiare le cose. Allo stesso tempo, questa convinzione, le spinge a non impegnarsi nel cambiamento: sono entrate in un circolo vizioso!
La conoscenza del ruolo degli aspetti psicologici è importante perché l’autoefficacia può essere migliorata attraverso lo sviluppo di abilità (tecniche cognitivo comportamentali di autocontrollo alimentare, allenamento), l’apprendimento da modello e il lavoro in gruppo.
Tratto da: psicologo.torino.it
* una capacità generativa (che ha la funzione di organizzare elementi particolari) il cui scopo è quello di orientare le singole sottoabilità cognitive, sociali, emozionali e comportamentali in maniera efficiente per assolvere a scopi specifici. – Wikipedia
Ridurre Cereali e Zucchero per Dimagrire e Migliorare la Salute
Per diversi milioni di anni, l’uomo è esistito utilizzando una dieta a base di carne e vegetali. Solo con l’avvento dell’agricoltura circa 10.000 anni fa (una frazione di secondo per l’evoluzione) l’uomo ha iniziato a ingerire grandi quantità di zucchero e di amidi sotto forma di cereali (e patate) attraverso la dieta.
Tuttavia il 99,9% dei nostri geni sono stati informati prima dell’avvento dell’agricoltura: in termini biologici, i nostri corpi sono ancora “tarati” da “cacciatori-raccoglitori”. Il cambiamento umano verso l’agricoltura ha indubbiamente prodotto notevoli vantaggi (la civilizzazione moderna dipende da questo) per l’uomo, tuttavia il passaggio da una dieta carneo-vegetale ad una ricca in cereali ha prodotto un accorciamento della vita e della statura, un aumento della mortalità infantile e delle malattie infettive nonché gravi carenze nutrizionali.
L’uomo non ha sviluppato in contemporanea meccanismi per incorporare la grande quantità di carboidrati da amidi e cibi ricchi in zuccheri. Ancora oggi più che mai, stiamo mangiando troppo pane, pasta, cereali, mais, riso, patate con gravi conseguenze per la nostra salute. Per di più la maggioranza di questi carboidrati sono elaborati industrialmente.
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Pensare tanto aumenta la fame e fa mangiare di più
Angelo Tremblay, ricercatore canadese che si occupa di obesità si è accorto per caso che quando impegnava la sua mente in intensi lavori intellettuali si sentiva più affamato.
Tremblay ha ideato allora un esperimento in laboratorio per testare la sua ipotesi. Il risultato è stato coerente con le sue aspettative: ha infatti scoperto che un’intensa attività cerebrale ci spinge a mangiare 200 calorie in più per pasto rispetto a una condizione nella quale la nostra mente si è rilassata.
Questo effetto è importante se consideriamo lo stile di vita di chi ha un lavoro intellettuale e sedentario. Queste persone bruceranno infatti poche calorie ma si sentiranno ugualmente affamate.
Secondo l’autore dello studio un’intensa attività cerebrale fa variare spesso i livelli di zucchero nel sangue che influiscono sulla percezione della fame. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Psychosomatic Medicine.
Tratto da: psicologo.torino.it
Obesità infantile, sotto accusa la pubblicità per ragazzi
Negli ultimi trent’anni l’obesità nei bambini è aumentata in modo preoccupante. Oggi sotto accusa è la tv, perché durante le trasmissioni per ragazzi la pubblicità privilegia cibi non salutari. È l’allarme lanciato da Alt, Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari, Onlus.
“Negli ultimi trent’anni – spiega la dott.ssa Lidia Rota Vender, presidente di ALT Onlus – abbiamo assistito a un incredibile e preoccupante aumento dell’obesità nei bambini. L’obesità infantile non è una questione estetica, ma un grave problema di salute per il presente e per il futuro dei nostri figli. L’obesità si accompagna a un’elevata probabilità che i bambini diventino anche diabetici e, di conseguenza, aumenta anche il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari gravi, come l’infarto e le malattie da trombosi arteriosa”.
Fra le diverse strade che la ricerca scientifica sta percorrendo per comprendere le cause di questa epidemia c’è anche lo studio dei meccanismi dell’appetito. E’ certo che il consumo di cibi eccessivamente calorici e la complessiva riduzione dell’attività fisica dei bambini hanno grande responsabilità sull’aumento di peso e sulle sue conseguenze.
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Dipendenza dall’alcol e obesità, due rischi collegati
Chi ama molto consumare bevande alcoliche e non può farne a meno è, oltre che a rischio alcolismo, anche a rischio obesità: a sostenere il collegamento sono i ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis (Usa) guidati dallo psichiatra Richard Grucza, secondo cui la relazione non dipende dalle calorie assunte dall’organismo attraverso le bevande alcoliche, che comunque fanno ingrassare, ma dai cambiamenti occorsi nell’alimentazione negli ultimi anni e dall’interazione di questi con i centri di ricompensa del cervello.
Gli attuali cibi, diversi da quelli degli anni ’80, avrebbero più presa sui centri di ricompensa del cervello, e nei soggetti già predisposti alle dipendenze – come le persone a rischio alcolismo – questo potrebbe significare aver bisogno di mangiare di più per trovare maggiore soddisfazione, portando quindi a un maggior rischio-obesità.
Lo studio e’ stato pubblicato su Archives of General Psychiatry.
Tratto da: asca.it










